“Da una sola parte, dalla parte dei lavoratori” – Giacomo Brodolini

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Campi elettromagnetici: necessaria una revisione della classificazione

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Segnalo le seguenti notizie, nella speranza che  EU Osha  oltre alle sostanze pericolose, nel futuro  includa nella lotta al cancro anche  le esposizioni da   campi elettromagnetici in radiofrequenza (come quelli prodotti dai telefoni mobili).

Tali esposizioni sono state classificate dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS come “possibilmente cancerogeni per l’uomo”, il gradino più basso della scala di valutazione dell’Agenzia sui fattori di rischio dei tumori, adottata nel caso di evidenze scientifiche limitate e in cui il livello di correlazione non è “certo” e nemmeno “probabile”. Forse occorre una revisione della classificazione…

Di Giuseppe Del Vecchio

Segretario Nazionale

Campagna EU OSHA 2018-19: salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose

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L’esposizione alle sostanze pericolose negli ambienti di lavoro europei è molto più comune di quanto s’immagini. Le sostanze pericolose sul luogo di lavoro possono causare un’ampia gamma di problemi di salute e malattie, e costituire un rischio per la sicurezza. La campagna 2018-19  mira a sensibilizzare in merito ai rischi posti dalle sostanze pericolose nell’ambiente di lavoro e a promuovere una cultura di prevenzione di tali rischi.

«Più tumori con l’uso del cellulare»: prime conferme da studio italiano

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Un lieve aumento di tumori al cuore e al cervello, dovuto all’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza emesse da ripetitori della telefonia mobile e a quelle, più dirette sull’organismo, emesse dai cellulari. Sono i primi dati dello studio appena pubblicato su ‘Environmental Research’ dall’Istituto Ramazzini di Bologna, attraverso il Centro di ricerca sul cancro ‘Cesare Maltonì – che ha analizzato gli effetti sui topi dei ripetitori in un lavoro finanziato, tra gli altri, da Arpa e Regione Emilia Romagna – e della ricerca “associata” del National Toxicologic Program (Usa) sui telefoni cellulari. Due analisi che hanno riscontrato gli stessi tipi di tumore sugli animali da laboratorio.
Nella ricerca appena pubblicata, il Ramazzini ha studiato esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program. «Abbiamo valutato – spiegano all’AdnKronos Salute dall’Istituto bolognese – soprattutto l’impatto su cuore e cervello. L’aumento delle patologie oncologiche è di circa l’1,4%, sia per i ripetitori che per i cellulari. Una crescita contenuta, ma se si pensa al numero di persone esposte, il numero di individui che rischiano di ammalarsi è elevato».

Da qui gli appelli dei ricercatori. Da una parte all’industria «perché, per quanto riguarda i telefonini, investa non solo nel miglioramento della tecnologia, ma anche in strumenti di salvaguardia. Per esempio: gli auricolari, riconosciuti come strumento per ridurre l’impatto delle emissioni sull’organismo dell’utilizzatore, potrebbero essere migliorati. Oggi li ritroviamo con i fili ingarbugliati nelle borse e nelle tasche, inutilizzabili. Renderli di più facile uso sarebbe un passo avanti». L’altro appello degli studiosi del centro bolognese è alle agenzie regolatorie, perché «diano valutazioni più puntuali dei limiti a cui può essere esposta la popolazione e aiutino a cercare strumenti per ridurre i livelli di esposizione».

Nello studio del Ramazzini, 2.448 ratti sono stati esposti a radiazioni Gsm da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla gravidanza delle loro madri fino alla morte spontanea. Lo studio si è basato su ‘dosì simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro, studiate per mimare l’esposizione umana full-body generata da ripetitori. Dosi molto più basse rispetto a quelle usate nello studio dell’Ntp americano. «L’intensità delle emissioni utilizzate per lo studio è dell’ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia», precisa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Area Ricerca dell’Istituto Ramazzini e leader dello studio.

Le dosi dell’istituto americano, invece, sono state stabilite per mimare l’esposizione localizzata sui tessuti prodotta da un cellulare posto vicino al corpo, quindi decisamente più elevate di quelle dell’Istituto Ramazzini. «Il nostro studio – continua Belpoggi – conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Ramazzini Program americano. Non può infatti essere dovuta al caso l’osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze. Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni».

«Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza – ribadisce la ricercatrice – il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze. Inoltre i nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto perché l’apparecchio venga tenuto lontano dal corpo. Certo non immagino che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma sono sicura che si possa fare meglio. La salute pubblica necessita di un’azione tempestiva per ridurre l’esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino rischi conosciuti e ignorati per decenni», conclude Belpoggi.

Giovedì 22 Marzo 2018, 20:16 – Ultimo aggiornamento: 22-03-2018 23:39
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https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/piu_tumori_con_l_uso_del_cellulare_prime_conferme_da_studio_italiano-3623316.html

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Samsung cede e risarcisce le famiglie di operai morti di cancro

Il Salvagente·22 ore fa  27/11/2018

https://ilsalvagente.it/2018/11/26/samsung-cede-e-risarcisce-le-famiglie-di-operai-morti-di-cancro/

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Cancro e lavoro, Samsung si scusa e risarcisce gli operai malati di tumore

Casteddu on Line·2 giorni fa   27/11/2018

http://www.castedduonline.it/cancro-e-lavoro-samsung-si-scusa-e-risarcisce-gli-operai-malati-di-tumore/

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