“Da una sola parte, dalla parte dei lavoratori” – Giacomo Brodolini

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Internazionale: Uilca news n.28 – gennaio 2026

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La Uilca alla Conferenza Etuc Ewc e Ewpcc di Bruxelles

Svolta storica per i diritti dei lavoratori dopo che l’Ue ha approvato la direttiva che ne rafforza la partecipazione

A cura del Dipartimento Internazionale Uilca

La Etuc (European Trade Union Confederation) Ewc (European Works Council) Conference si è svolta il 2 e 3 dicembre 2025 a Bruxelles, alla presenza di centinaia di dirigenti sindacali provenienti da tutta Europa e la Uilca ha partecipato con il proprio segretario nazionale Filippo Arena, responsabile per le politiche internazionali.

L’agenda della Conferenza Etuc Ewc si è focalizzata sulla revisione della Direttiva European Works Council e sul suo impatto sui lavoratori.

Dopo il benvenuto di Isabelle Schomann, vice segretario generale dell’Etuc (in italiano Ces – Confederazione Europea dei Sindacati), si è aperto il primo panel sull’importanza della revisione della Direttiva Ewc per il modello sociale europeo, con la partecipazione di diverse Organizzazioni Sindacali.

Molto interessante la relazione di Dennis Radtke, componente del Parlamento europeo, al seguito della quale si sono alternate domande e risposte. Il secondo panel ha affrontato le sfide della trasposizione e della applicazione della nuova direttiva Ewc con esperti del settore e la relazione di Adam Pokorny, capo unità della Commissione europea. Il giorno dopo si è svolta la conferenza Ewpcc (European Workers Participation Conference Centre) 2025, supportata dall’Unione Europea, che si è focalizzata sulle implicazioni della direttiva nei diversi Paesi e sulle nuove opportunità per i componenti dei Comitati Aziendali Europei e le Organizzazioni Sindacali.

Dopo Isabelle Schomann, Etuc è intervenuto Marcus Meyer-Erdmann dell’Etui sui benefici delle nuove disposizioni. La giornata si è conclusa con due workshop che hanno affrontato la rinegoziazione degli accordi Ewc (art. 6) e le implicazioni degli accordi predirettiva (art. 13). Aline Hoffmann dell’Etui, che aveva aperto i lavori in mattinata, ha poi chiuso la giornata con un dibattito sui prossimi passi da intraprendere, coinvolgendo sindacalisti di diversi Paesi europei.

“In sintesi, per anni i Comitati Aziendali Europei sono stati un gigante normativo dai piedi d’argilla – ha detto Filippo Arena, segretario nazionale Uilca – creati per rappresentare i lavoratori delle multinazionali, ma spesso sono stati coinvolti in ritardo o consultati quando le decisioni erano già̀ prese o frenati da eccessivi vincoli di riservatezza. Ora l’Unione Europea prova a cambiare passo. Con l’approvazione definitiva della nuova direttiva sui Cae, il Consiglio Ue dota milioni di lavoratrici e lavoratori di uno strumento più forte, trasparente ed efficace.

Una riforma che la Confederazione Europea dei Sindacati definisce “storica”, perché́ colma le lacune della normativa del 2009 e rafforza la democrazia sul lavoro in un contesto economico sempre più interconnesso. La novità̀ più incisiva riguarda la definizione di “questione transnazionale”: non sarà̀ più determinante solo il numero degli Stati coinvolti, ma anche l’impatto prevedibile delle decisioni sui lavoratori di altri Paesi”. La direttiva interviene anche sul nodo della riservatezza: le imprese dovranno motivare per iscritto la classificazione delle informazioni, indicando durata e criteri della limitazione.

Un cambiamento che riduce drasticamente la possibilità̀ di ricorrere alla riservatezza per limitare l’azione dei Cae. Rafforzata anche la procedura di informazione e consultazione: il parere dei rappresentanti dovrà̀ ricevere una risposta scritta e motivata prima che l’azienda assuma decisioni definitive.

Tra le innovazioni figurano l’obbligo di due riunioni annue tra Cae e direzione centrale, il potenziamento della formazione e l’estensione dei temi di confronto, che ora includono transizione verde e digitale, riorganizzazioni, salute e sicurezza, impatti sociali.

Sul piano della rappresentanza, viene introdotto l’equilibrio di genere: il sesso sottorappresentato dovrà̀ raggiungere almeno il 40% nei Cae e nelle Delegazioni Speciali di Negoziazione. La direttiva prevede inoltre sanzioni più efficaci, proporzionate e dissuasive per le imprese inadempienti e garantisce la copertura dei costi per esperti, compresi quelli legali, affinché́ i Cae possano tutelare pienamente i diritti di lavoratrici e lavoratori.

Viene meno anche l’esenzione per gli accordi stipulati prima del 1996 o nel periodo 2009-2011: tutte le multinazionali dovranno ora adeguarsi, con maggiore uniformità̀ normativa. Gli effetti saranno significativi anche per i Cae già̀ attivi. Gli Stati membri avranno due anni per recepire la direttiva. In Italia sarà̀ necessario aggiornare il D.Lgs. 113/2012 e allineare prassi e contrattazione collettiva.

Per la Ces il segnale politico è netto: “Questa direttiva- ha affermato la vicesegretaria Isabelle Schömann – rafforza la democrazia sul lavoro. Un passo essenziale mentre le multinazionali affrontano rapide transizioni industriali, energetiche e digitali, nei cui processi la voce delle lavoratrici e dei lavoratori deve tornare protagonista. La riforma, attesa da anni, rappresenta dunque non solo un aggiornamento tecnico, ma un vero cambio di paradigma: riafferma che la partecipazione dei lavoratori non è un ostacolo, bensì una condizione essenziale per gestire in modo equilibrato ristrutturazioni, innovazioni e investimenti. In un contesto dominato da velocità e volatilità, la nuova direttiva offre ai Cae gli strumenti per incidere davvero sulle scelte strategiche delle imprese multinazionali”.

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